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Il bruxismo: ansia e stress le cause
Fa un po’ sorridere l’articolo dell’autorevole rivista britannica Guardian, in cui Denis Campbell, Health Correspondent, individua un rapporto di causa-effetto tra un aumento del 10-20% dei casi di bruxismo tra il 2009 e l’inizio del 2010 e la crisi economica mondiale, con lo stress ed i ritmi di vita frenetici ed ansiogeni ad essa connessi.
Ma l’articolo si basa su elementi reali, dato che il bruxismo è una patologia strettamente connessa a situazioni di tensione, ansia e ad abitudini stressanti derivanti dal proprio stile di vita, e che possono riguardare soggetti di età differenti, dai bambini agli anziani.
Un disturbo spesso sottovalutato, che a volte viene individuato dopo molto tempo, magari quando il paziente si sottopone ad una visita dall’ortodontista.
Chi soffre di bruxismo lo può capire dal fatto che il suo smalto presenta abrasioni, o i denti sono scheggiati o addirittura microfratturati. Si possono riscontrare inoltre difficoltà ad aprire la bocca ed un aumento della sensibilità al caldo e al freddo.
È comunque una patologia da non sottovalutare, dato che è il terzo disturbo più frequente durante il sonno, subito dopo sonniloquio e russamento, e che quindi alla lunga può influenzare il benessere psico-fisico di chi ne soffre.
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La parola bruxismo può non esserci familiare, ma descrive un fenomeno piuttosto comune che ognuno di noi può aver provato almeno una volta: quello di “serrare o digrignare i denti” quando sottoposti a situazioni di tensione o in condizioni di stress.
Il pediatra è un punto di riferimento molto importante per tutte le mamme nei primi anni di vita dei loro figli. Segue gli sviluppi psico-fisici dei bambini, ne monitora la crescita, incoraggiando i genitori. Ma il suo ruolo acquisterebbe un valore ancora maggiore se, per quanto riguarda la salute dei denti dei bambini, lavorasse in sinergia con l’ortodontista.

